Una riflessione per i nostri governanti
La siccità, così come le inondazioni o qualunque altro avvenimento disastroso della natura, nella Corea antica ricadeva sotto la responsabilità del governo. Nella Corea d'un tempo, in effetti, il governo si assumeva la responsabilità degli avvenimenti meteorologici. Tutte le volte che c'era una siccità, cosa che succedeva fino a un certo punto in un ciclo abbastanza regolare ogni tre o quattro anni, la corte reale nella capitale e le autorità dei governi locali entravano in azione effettuando il kiuje (기우제 祈雨祭) o rito della preghiera per la pioggia. Il significato profondo di questa cerimonia andava al di là dell’esecuzione di un rito stabilito da tempo, e il re stesso era l’officiante principale degli sforzi del governo centrale per far piovere...............
È riportato che, ai tempi di Koryŏ, perfino i mercati venivano spostati in luoghi più favorevoli come parte delle azioni intese a far piovere, ed era proibita qualunque azione intesa a cercar di proteggersi dalla pioggia o dal caldo umido. Così era proibito servirsi dei ventagli e dei parasole e agli yangban (nobili) era proibito indossare gli speciali cappelli simbolo del loro stato.
Il rito kiuje viene ancora oggi eseguito in certe aree rurali e se ne può di tanto in tanto vedere uno come rappresentazione in qualche festival culturale. Forse questo rito si dovrebbe far rivivere: sarebbe anche una buona occasione per i governanti di riflettere su come conducono gli affari di stato